Chasing Rainbows
Building Gallery, Milano
A cura di Giulia Bortoluzzi
BUILDING
Chasing Rainbows - Testo curatoriale di Giulia Bortoluzzi
Essere nella leggerezza non significa essere in superficie, ma esplorare e conoscere ciò che l’opposto rende tale - ovvero dove la gravità conduce - e riemergere nuovi. Ecco perché non è paradossale muoversi ugualmente tra la sommità dell’etere dove sosta una nuvola o negli antri di una camera vulcanica in procinto di eruttare. Una medesima impressione di fugacità, d’intangibile impotenza e maestosità nel governare questo mistero è anche il fiato che spinge oltre la curiosità umana, il desiderio di conoscenza, fisico e metafisico. Compiere il viaggio per alcuni è ricerca continua, espressione dell’incontro tra il sentire della materia e dello spirito, esperienze che si allineano grazie all’esercizio e alla cura di doti raffinate di osservazione e ascolto. Il punto di vista si trasforma e trasforma ciò che osserva, quasi a scomparire nel processo stesso.
Ecco perché Chiara Gambirasio va a “caccia di arcobaleni”, in un’impresa quasi “donchisciottesca” di catturarne davvero uno o più di uno. Come lei stessa dice, il bottino è “randomico”: solo l’osservatore capace di stupirsi aprirà il portale verso la meraviglia, e coglierà la fisica di questo fenomeno ottico di rifrazione della luce che necessita un perfetto allineamento (tra sole, vapore acqueo e occhio). Questa condizione di imprevedibilità, fugacità e fragilità non è espressione di debolezza, al contrario, manifesta una forza delicata ma di rara intensità. Lo si comprende seguendo la carta immaginaria che riunisce le coordinate che Chiara Gambirasio ha delineato in questi anni, guidata da un abile e ineguagliabile Maestro, che l’ha condotta allo studio della luce e della materia.
Questo processo di analisi è nato con la ricerca sul colore e la sua abilità di farsi ponte col vuoto, con un approccio da lei stessa definito kenoscromico, cioè che considera il colore come parametro di codifica del reale, utile a percepire simultaneamente più livelli di profondità. L’omonimo libro da lei scritto e dal titolo Kenoscromìa. Una pratica di Rap(pre)sentazione (2019) - uno studio delle immagini cosmologiche e delle teorie cromatiche - propone modelli di rappresentazione a quattro dimensioni e dimostra come la materia si trasformi a contatto con la luce e come la variazione del colore nel tempo sia una grandezza fisica. E cos’è un arcobaleno se non l’espressione di una cangianza? Un fascio di luce che, per una frazione di orologio, incontra la materia e si frammenta nei sette colori dello spettro. La virtualità del suo carattere è l’utopia dell’artista, che dipinge col tempo, che cattura ipotesi.
La caccia agli arcobaleni è iniziata, puntando alle sommità, dove i cieli comunicano direttamente con le cime e gli altopiani delle montagne (Nimbo, 2021; Ammiraggio, 2023; V’arco, 2024; Spaesaggio, 2025) per spingersi fino all’estremo Nord, alle terre innevate di Islanda che hanno ispirato tutto il ciclo più recente di opere (Mappe termocromiche, 2026; Tronco di cielo, 2026; Vulcanino lunare, 2026; Nuvola matrice, 2006; Cristallizzazioni, 2026 e Meteopathetic Paintings, 2026). Nel paesaggio candido dell’isola, le tonalità cromatiche, meno lattiginose e controllate rispetto ai primi “bottini”, sono esplose in tracce di intensa drammaticità, facendo emergere anche i toni più intimi e introspettivi della caccia, che a volte prevede anche il raccoglimento; non solo, alcuni pigmenti sono volutamente mutevoli e reagiscono alle condizioni di illuminazione e temperatura dell’ambiente, agendo come forze di trasformazione della materia, influenzandone la percezione.
Al tempo stesso le forme, pur mantenendo simmetrie, proporzioni e quantità definite dalla rappresentazione spirituale della stessa materia, rifiutano di essere geometricamente perfette proprio come in fisica accade, ad esempio, con i cristalli di neve; e il supporto si fa sempre più effimero quanto si radica nelle viscere della materia: se la nuvola è di gesso, il magma vulcanico è di carta. La meraviglia si può celare ovunque, e bisogna essere pronti. Ecco allora l’indizio che ci consegna Chiara Gambirasio, come sintesi per addentrarci nel suo primo lustro di ricerca qui riassunto in mostra: una mappa tridimensionale nella quale il colore mutevole è codice di lettura dello spazio, di un luogo specifico e al tempo stesso emblema di qualsiasi spazio si voglia comporre e indagare, anche quello della galleria in cui siamo ora.
Ognuno farà il suo viaggio, e forse riuscirà a catturare un arcobaleno.